Perché la popularity di alcuni articoli Web non cala nel tempo?

Un sito ben organizzato sarà un sito capace di attrarre più visite. Molti professionisti SEO lo sanno bene e sanno che i motori di ricerca (e in primo luogo Google) percepiscono positivamente la distanza di una pagina Web dalla pagina index del sito.

Ma i motori di ricerca non sono tutto. O meglio: i motori di ricerca basano gli algoritmi che permettono di produrre le SERP, le pagine contenenti i risultati delle ricerche fatte dagli utenti, sull’esperienza umana. Questi algoritmi (di cui il più famoso è senza ombra di dubbio il Google Pagerank) sono elaborati tenendo in considerazione numerosi elementi. L’organizzazione del sito, la sua struttura e l’equilibrio tra le sue diverse sezioni sono solo un aspetto dell’intrigata rete di variabili che un SEO deve considerare. Ma è un aspetto assai delicato, che è ispirato dal comportamento delle persone davanti ad un sito: a seconda di come è organizzata la struttura del sito possono variare il traffico, la frequenza delle visite e, di conseguenza, la percentuale dei visitatori “nuovi” e “di ritorno” del sito stesso.

La relazione esistente tra abitudini di navigazione degli utenti e organizzazione dei contenuti di un sito è oggetto costante di ricerche. Alcuni modelli dei primi anni Duemila consideravano l’ammontare del traffico di un sito in stretta dipendenza dalle abitudini di navigazione dei visitatori. L’aspetto predominante era considerato, perciò, il tempo o, meglio, la frequenza con cui il visitatore del sito decideva spontaneamente di ritornarci. Secondo questo approccio, ogni volta che un visitatore si riaffacciava sul sito, lo faceva per leggere tutti i nuovi articoli e le ultime notizie pubblicate.

Questa teoria, seppur con alcuni aspetti interessanti, è stata smentita con il tempo. Ciò è dovuto in parte al fatto che il Web è cambiato enormemente in poco tempo e il modo in cui le persone cercano e si scambiano informazioni in rete è totalmente diverso da quello di solo pochi anni fa. Basti pensare che tecnologie come quella dei feed RSS non erano ancora diffuse.

Aumentare le visite di un sito Web curando l’accessibilità dei contenuti

Se gli strumenti tecnologici e Internet si evolvono di corsa ciò non è altrettanto vero, però, per gli esseri umani, che continuano a cercare informazioni e risorse con meccanismi istintivi ed emozionali, che si potrebbero definire semplicemente “ancestrali”.

Traffico sito
Qui si arriva al nocciolo della questione: i visitatori di un sito web portano più traffico ai contenuti maggiormente accessibili. Quanto più il contenuto di un sito è facilmente raggiungibile, tanto più sarà letto, apprezzato, condiviso e contribuirà ad incrementare il traffico del sito Internet in questione. Inoltre, se il sito è organizzato e i suoi contenuti rimangono altamente accessibili, questi non vedranno diminuire la loro popularity. Questo modello spiega molte cose.

In primo luogo spiega perché le notizie sono uno dei tipi di contenuto più soggetto a un calo fisiologico delle visite: non essendo un ingrediente fondamentale dell’albero di un sito e non rientrando nella sua parte più istituzionale e in vista, le notizie sono spesso pubblicate in sezioni e categorie lontane dalla home page. Un accorgimento utile per non perdere visite (quando si parla di notizie il calo delle visite nel tempo è comunque normale) sarà perciò quello di aumentare l’accessibilità delle notizie mediante i social media, l’ottimizzazione on page ed evitando una categorizzazione esasperata.

In secondo luogo spiega perché i motori di ricerca considerino l’organizzazione di un sito e il livello di accessibilità dei suoi contenuti come fattore di qualità in grado di spingere il sito Internet più in alto nelle SERP.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di tale modello vi suggerisco la lettura del paper “Why does attention to web articles fall with time?” pubblicato da M.V. Simkin, V.P. Roychowdhury della California University.

Motori di ricerca e comportamenti umani

Ovviamente l’accessibilità di un contenuto e l’organizzazione generale non sono gli unici aspetti che determinano il successo nel tempo di una notizia, un articolo, un post o una semplice pagina Web. E chi lavora con la SEO lo sa bene. Si tratta di uno degli innumerevoli tasselli di cui è composto il mosaico di un sito Web perfettamente ottimizzato.

Quello che mi sembrava più interessante, però, e che ogni SEO e ogni content curator dovrebbe tenere presente, è che i motori di ricerca lavorano sulla base dei comportamenti umani. Quasi tutte le regole alla base del funzionamento di Google, Bing e colleghi si basano su esperienze, attitudini e percezioni che troppo spesso si danno per scontate e che invece dovrebbero essere al primo posto per portare avanti un lavoro di SEO di qualità.

Come sapete il team multidisciplinare di Baleia è specializzato e lavora nel campo delle tecnologie informatiche per il nonprofit. Il panorama del Web odierno ha reso fondamentale, anche nel caso dei siti Web nonprofit, l’attività di SEO e il posizionamento ottimale delle informazioni. Con questo articolo, apriamo perciò una nuova rubrica nel BaleiaBlog dedicata al SEO per il nonprofit.

Questo è l’articolo n.1 della serie SEO per il Nonprofit. Per non perdere nessun articolo, seguiteci su Twitter!

Simone Apollo

Simone Apollo - Sociologo esperto di America latina, cooperazione internazionale, fundraiser e specialista di SEO e web-marketing per il non profit.

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