Il Software Libero come elemento di fundraising

Circa un mese fa, nell’ambito di una missione di monitoraggio, ho visitato un centro culturale comunitario realizzato nella città di Santa Tecla, periferia di San Salvador in El Salvador, e mi sono trovato di fronte ad una lieta sorpresa. Il centro, reso attivo e potenziato rispetto al passato, esiste grazie all’impegno della municipalità, che è supportata da un progetto URB-AL della Commissione Europea, e offre alla cittadinanza un’interessante proposta di corsi di formazione e attività culturali. I responsabili del centro, che lì si chiamano “promotori sociali” mi hanno spiegato che i corsi di informatica base e avanzata sono pieni e i posti per i prossimi mesi sono tutti prenotati. La cosa che mi ha colpito di più, però, è un’altra:  su tutte le postazioni disponibili a far girare macchina e periferiche era Ubuntu, una delle distribuzioni Linux di maggiore successo.

Santa Tecla è un comune dell’area metropolitana che circonda la capitale salvadoregna e possiede, così come gran parte del paese, un indice di sviluppo umano relativamente basso. In America Centrale le amministrazioni locali devono far fronte a problemi gravi e gravosi. Il fenomeno della violenza giovanile nei paesi centroamericani sta assumendo proporzioni critiche e l’insicurezza si respira nell’aria.La realizzazione di programmi culturali ed educativi è un tassello delle politiche di rafforzamento della coesione sociale e riduzione dei conflitti. Da questo punto di vista anche un piccolo corso di formazione capace di dare un’opportunità in più a decine di giovani che hanno necessità di entrare nel mondo del lavoro, è una scintilla in grado di contribuire ai processi di sviluppo locale.

Gli operatori del centro di Santa Tecla mi hanno espressamente riferito che hanno scelto la soluzione del Software Libero per aggirare i costi esosi delle licenze e degli aggiornamenti dei programmi e, in tal modo, dotare la struttura di un maggior numero di postazioni che, a loro volta, consentiranno di intercettare e formare un numero più elevato di persone.

Il Software Libero nel settore non profit

La questione delle licenze e dell’uso del Software Libero in ambito non profit è da tempo al centro del dibattito. Ritengo, tuttavia, che non si debba cessare di parlarne, visto che i vantaggi non sono da trascurare e l’uso di tecnologie open source può essere considerato un capitolo consistente nella strategia di raccolta fondi di una piccola organizzazione.

Gnu - Linux
Per rendercene conto, basta un piccolo calcolo. Immaginiamo che una piccola cooperativa possieda 10 postazioni di lavoro e che ognuna di queste debba avere, come funzionalità di base un sistema operativo, dei programmi per l’ufficio e un antivirus. Dando un’occhiata ai prezzi di listino di alcuni degli applicativi più diffusi, il costo attuale totale per queste tre licenze si aggira intorno ai 700 euro. Si deve poi considerare che occorre acquistare l’aggiornamento dell’antivirus ogni anno e che alcune delle postazioni dovranno essere dotate di altri software (grafica e web-design, per esempio) con ulteriore lievitazione dei costi. Ipotizzando che la nostra piccola organizzazione cambi i propri computer ogni 5 anni, affidarsi al Software Libero, come hanno fatto nel centro comunitario di Santa Tecla, significa risparmiare direttamente almeno 40.000 euro ogni 5 anni (o allo start-up della nostra cooperativa), che non sono proprio da buttar via per chi ogni giorno fatica a raccogliere un pugno di donazioni.

Quei soldi potrebbero essere investiti in progetti sociali, come hanno fatto a Santa Tecla, o nel potenziamento dell’équipe di lavoro di una piccola associazione, per esempio assumendo due giovani fundraisers in grado di moltiplicare le risorse recuperate.

Simone Apollo

Simone Apollo - Sociologo esperto di America latina, cooperazione internazionale, fundraiser e specialista di SEO e web-marketing per il non profit.

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